Fabio Aru, campione ma non Pirata

Ha infiammato una grande salita del Giro d’Italia ad appena 24 anni, ma non chiamatelo il nuovo Pantani. Fabio Aru mantiene i piedi per terra dopo la grande vittoria di Montecampione, dimostrando di essere più intelligente di molti giornalisti che non aspettavano altro per decretarlo reincarnazione del Pirata. Talento straordinario e testa da campione, ma niente parallelismi con Pantani.

“Questa vittoria non cambia assolutamente niente” è il semplice pensiero dello scalatore sardo “Ho molto da dimostrato e non mi interessa stare al centro dell’attenzione. Non conosco i miei limiti”.

“Non mi sento un leader, ma questo non significa che non credo in me stesso” continua Aru “ma mi piace mantenere i piedi per terra. Non sto pensando al podio, ma solo ad imparare da corridori come Scarponi e Tiralongo e dai rivali. Penso a crescere e a migliorarmi. Ammiro Contador che è un grande campione. Ma guardo tutti con attenzione perchè da tutti si può imparare”.

Sulle sue caratteristiche tecniche Fabio Aru spiega che il suo terreno preferito sono “le salite lunghe, non sono esplosivo ma agile. Sono un peso leggero, 60 kg su 1.81 di altezza”.

Dalla Sardegna ai vertici del grande ciclismo la strada è stata lunga e impegnativa: “Ho lasciato la Sardegna sei anni fa, e all’inizio è stata dura, stavo per cedere, ma sono ancora qui. Ho la fortuna di avere una grande famiglia e una ragazza che mi segue con passione, sono stati fondamentali per la mia crescita e gli dedico questa vittoria”.

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