News Ciclismo, l’indagine sulla morte di Pantani verso l’archiviazione

Il procuratore chiederà di archiviare

Nessun mistero dietro alla tragica morte di Marco Pantani il giorno di San Valentino del 2014. Ne è convinto il procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, tanto che ha pronta la richiesta al gip di archiviare il caso che era stato riaperto un anno fa e aveva anche fatto ritornare la speranza in una conclusione diversa alla famiglia del campione romagnolo.

Nessun elemento sui possibili colpevoli e moventi

Invece la posizione della Procura sembra chiara: non si può dire con certezza che si sia trattato di suicidio volontario, ma certamente la dose di psicofarmaci assunti da Marco Pantani è stata letale e soprattutto come scrive il procuratore “non sono emersi elementi a sostegno dell’omicidio” e quindi l’esposto presentato risulta “privo di un possibile sospetto o un plausibile movente”. Secondo il procuratore in questi mesi non è emerso nessun elemento nuovo che possa portare ad individuare un colpevole e nemmeno condotte dolose da parte di chi indagò a suo tempo. Il Pirata morì per un sovradosaggio di psicofarmaci, non tanto per la cocaina assunta, e non è dimostrabile che con lui potesse esseri qualcuno oppure che qualcuno l’abbia costretto. In più la porta del residence di Rimini sede della tragedia venne forzata perché ostruita dall’interno con alcuni mobili e nessuno avrebbe potuto metterli prima di uscire, se non lo stesso Pantani.

La famiglia annuncia battaglia

Tonina, la mamma di Marco, non ci sta e attacca su Facebook: “Aspettavo questo dopo aver visto l’indifferenza del Procuratore. Sentenza dura, ora inizia la guerra”. E l’avvocato Antonio De Rensis, legale della famiglia, nei prossimi giorni presenterà opposizione richiedendo l’avocazione alla Procura generale di Bologna.

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